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Clarabella luogo di qualità sociale oltre la cura

 

“I farmaci non bastano, serve entrare in una macchina sociale calibrata bene, per vivere meglio. Per questo bisogna raccontare la rivoluzione Basaglia e le esperienze di inclusione come Clarabella nei luoghi dove si formano gli psichiatri e gli infermieri”. 
È questo il messaggio principale emerso dal convegno Agricoltura e salute mentale. Clarabella luogo di qualità sociale”, tenutosi sabato 24 settembre a Cascina Clarabella di Iseo.

La giornata è stata promossa in occasione dei 20 anni di attività e impegno sociale delle cooperativa sociale agricola, per la Giornata mondiale della salute mentale, che ricorre il 10 ottobre.

Al convegno hanno partecipato oltre 100 persone, per lo più psichiatri e operatori di salute mentale del territorio, provenienti dalla Franciacorta, dal lago d’Iseo, dalla Valle Camonica, dalla città di Brescia e dai luoghi vicini.
L’incontro, moderato da Domenico Castronuovo, psicologo e socio fondatore di Clarabella, è stato un momento di dialogo e riflessione tra gli operatori del settore, le istituzioni locali e le famiglie.

Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Massimo Cirri e Andrea Materzanini, hanno parlato dei problemi e delle sfide della psichiatria e del ruolo prezioso che le imprese sociali come Clarabella possono avere nella tutela e lo sviluppo delle persone con fragilità.

“Eravamo solo in due e sembrava un’idea utopica. Vent’anni dopo l’esperienza di Clarabella ha dimostrato che insieme si può fare impresa sociale di qualità, che il lavoro delle persone fragili ha un valore” ha detto Claudio Vavassori, vicepresidente del Consorzio Cascina Clarabella, nel dare il via ai lavori.

Sul valore sociale di Clarabella è intervenuto anche Paolo Schiavini, direttore sociosanitario dell’azienda ospedaliera Asst Franciacorta: “Clarabella – ha detto – è un luogo che raccoglie molte storie e che ci fa capire che non dobbiamo avere paura della diversità. Mostra come la fragilità può trovare spazio nel lavoro”

 

Franco Rotelli: “La psichiatria deve essere a servizio dell’inclusione”

Franco Rotelli, psichiatra tra i protagonisti della Riforma psichiatrica in Italia, in collegamento da remoto, ha sottolineato il ruolo che la psichiatria deve avere: “Cercare di mettere la teoria in pratica è difficile. Bisogna fare della psichiatria uno strumento di stimolo e di partecipazione della società. La psichiatria deve essere mediatrice a servizio dell’inclusione. Purtroppo questo avviene ancora in modo minoritario. Dalla realtà del manicomio abbiamo capito cosa è la psichiatria e cosa dobbiamo fare. Ci siamo scontrati con i poteri forti, capaci di governare ma non di aiutare ad emanciparsi. Lo Stato da solo non può risolvere i problemi se non si allea con le forze sociali”.

 


AI GIOVANI CHE SI ACCINGONO A QUESTI MESTIERI

Peppe Dell’Acqua, già direttore del Dsm di Trieste. Curatore della collana 180. Archivio critico della salute mentale e animatore del Forum salute mentale, e lo psicologo e giornalista Massimo Cirri hanno invitato iu futuri psichiatri e operatori ad essere responsabili e le Accademie a raccontare loro di Gorizia, del manicomio da cui partì la rivoluzione civile, oltre che medica, di Franco Basaglia.

 

 

Peppe Dell’Acqua: “La storia di Basaglia è importante per scrivere il futuro”

“Parlare della storia di Basaglia è importante non per parlare del passato, ma per parlare di futuro – ha detto Peppe Dell’Acqua -. Questo viene osteggiato ancora oggi. C’è tutta una storia da scrivere per il futuro. I giovani hanno negli occhi questo bisogno di futuro. Scelgono di fare l’infermiere, lo psichiatra perché hanno saputo di Basaglia, ma 990 volte su mille finiscono con lo spegnersi quando si scontrano con i reparti di psichiatria degli ospedali dove trovano persone legate e vengono ripresi dai primari se le slegano”.
“Viene chiesto di fare una diagnosi la più precisa possibile. Quando si arriva in ospedale ci si accorge che la psichiatria che hai imparato non corrisponde a quella praticata. Ci si trova di fronte all’incertezza di fronte alla persona da diagnosticare: la diagnosi serve per fare un certificato medico, ma non per comprendere l’altro. Mettere tra parentesi la malattia  significa riuscire a cogliere qualcosa della sua esistenza.
Le esperienze come quelle di Clarabella sono vietate nelle scuole che formano i medici. Bisogna raccontarle, riprendere questo cammino. Ci sono tantissimi luoghi che lavorano bene, ma la situazione è davvero drammatica”.

 

Massimo Cirri: “In psichiatria bisogna essere disobbedienti. Per stare bene non bastano le cure,  serve entrare in una macchina sociale”.

Credit: Getty Images/Rosdiana Ciaravolo

 

Per Massimo Cirri Una delle cose importantissime da fare è interrogarsi sempre sulle cose che ti chiedono di fare, essere disobbedienti. Questo mestiere lo richiede. Occorre permettere alla persona con disturbo mentale di rimanere soggetto, anche se è una cosa faticosa e complessa”.
Un secondo invito che Cirri ha rivolto ai giovani che vogliono fare questo lavoro è di tenere a mente che “la salute mentale è altro rispetto alla psicologia e alla psichiatria: è qualcosa di più complesso che comprende altre sfere”.
“Negli ultimi 50 anni la ricerca sui farmaci psichiatrici non ha fatto molto – ha spiegato Cirri -. È successo che abbiamo inventato delle macchine sociali, delle imprese sociali che sono qualcosa che merita più attenzione, che va studiato, messo a sistema. Sono queste che cambiano la cura. I farmaci non bastano, serve entrare in una macchina sociale calibrata bene, per vivere meglio”.

 

Andrea Materzanini: “Oltre alle cartelle ai pazienti apriamo cartelle ai comuni”

“Una delle accuse che ci fanno gli accademici è che siamo privi di basi scientifiche. Non è così – ha dichiarato Andrea Materzanini, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze di Iseo -. Il mondo scientifico condivide l’idea che bisogna considerare il sistema sociale: dove vivi, come, chi frequenti. Non te lo insegnano, ma è un fatto clinico se hai solo 7 contatti sul cellulare invece di decine e decine come per la maggior parte di noi. Una parte del nostro lavoro deve comprendere anche la parte sociale.  Per prendersi cura di una persona non si può trascurare il contesto in cui vive”.
Ecco allora l’idea che può stupire.
“Apriamo una cartella al paziente Iseo, Cazzago San Martino e agli altri comuni del distretto. Occorre adeguarci al mondo che gira. Io ho imparato miliardi di cose, alcune non c’entrano apparentemente con la psichiatria, ma tu non puoi non conoscere come gira il mondo”.
In merito al futuro della psichiatria Andrea Materzanini ha sottolineato come “L’eredità di Basaglia è una eredità fragilissima. Cerchiamo di fare quello che è giusto e di farlo al meglio. Il futuro sullo studio dell’encefalo è preoccupante. Alcuni studi stanno dimostrando che oltre il 70% delle professioni saranno svolte dalle macchine. Una è la nostra”.


CLARABELLA LUOGO DI QUALITA’ SOCIALE

Nel corso del convegno Andrea Rossi e Aldo Papetti, presidente e vicepresidente di Clarabella, hanno raccontato l’esperienza della cooperativa sociale agricola di Iseo, che da vent’anni fa scuola in Italia e all’Estero con il suo modello di inclusione di persone fragili in agricoltura.


Domenico Castronuovo, psicologo e socio fondatore di Clarabella ha sottolineato come “L’economia sociale può avere valore nel momento in cui diventa motore dello sviluppo economico, sociale e ambientale del territorio”. 

 

Andrea Rossi: “Clarabella dimostra che il lavoro delle persone fragili porta valore”

“In Clarabella vedi persone che cambiano il corso della loro vita, che stanno bene – ha testimoniato Andrea Rossi -. L’esperienza in Clarabella è una esperienza che ti cambia. Credo che vadano fatti dei ringraziamenti rispetto al lavoro di questi vent’anni. A Claudio Vavassori perché se siamo arrivati a quello che siamo oggi lo dobbiamo agli stimoli che ci ha dato. L’altro ringraziamento va ad Aldo Papetti, l’anima della nostra cooperativa. Noi ce lo diciamo spesso: dovremmo trovare tanti Aldo, tante persone che hanno una vocazione come la sua. Lavorare fianco a fianco con persone fragili richiede tanto impegno, tanta pazienza, tanta motivazione. Dietro il lavoro di una persona con difficoltà psichiche c’è l’esperienza e il tempo di persone che gli insegnano il mestiere, che lo affiancano giorno dopo giorno, che credono nelle loro capacità”.

 

Aldo Papetti: “In questi vent’anni sono passate tante persone, tutte si sono portate via lo stile di Clarabella”

“Vent’anni di storia non sono facili da raccontare in pochi minuti. In Clarabella sono passate tante parsone, magari per un breve periodo, qualcuno un po’ di più, ma tutte si sono portate via un pezzetto di Clarabella, lo stile di Clarabella. Stamattina molti sono venuti per festeggiare con noi, mi hanno trasmesso lo stesso calore che ho provato nel momento più duro di Clarabella, quando le stesse persone sono venute a portare la loro vicinanza. Devo ringraziare tutti loro, che hanno scelto di percorrere strade diverse e che hanno condiviso con noi un tratto della loro vita”.

 

Anche le istituzioni hanno voluto fare gli auguri a Clarabella per il traguardo dei vent’anni. In particolare Marco Ghitti, presidente della Comunità Montana Sebino Bresciano ha dichiarato il proprio apprezzamento per il lavoro della cooperativa sociale agricola e la volontà di continuare a collaborare su progetti che potranno portare altro valore al territorio.

Il presidente del Consorzio Franciacorta Silvano Brescianini ha fatto i complimenti alla cooperativa Clarabella per l’importante traguardo e per l’impegno sociale che porta avanti da anni con successo nel mondo del vino e della Franciacorta.